Introduzione
Oltre una quindicina d’anni, nei quali sono stato, inizialmente l’ultimo Responsabile America Latina del PCI, per poi proseguire nel PDS e nei DS, visitando innumerevoli volte i paesi della regione, e conoscendo molti dei loro esponenti politici e sociali.
Attraverso un lavoro di relazioni politiche internazionali, prima finalizzato all’ingresso del PDS nella Internazionale Socialista, e poi alla costruzione di relazioni ed iniziative dei DS con le realtà emergenti del continente, molte delle quali, nei decenni seguenti, hanno assunto ruoli di governo. Questo lavoro si è intrecciato con le attività politiche in Italia (convegni, seminari, incontri, pubblicazioni), finalizzate a far conoscere la “nuova” America latina all’interno del partito e nell’opinione pubblica. Importanti, poi, sono stati i viaggi con i dirigenti di partito, in particolare con Fassino, D’Alema e Marina Sereni.
La “Sezione Esteri”… e l’ingresso nella Internazionale Socialista
Alla Sezione Esteri erano rimasti in pochissimi. Napolitano era “Ministro degli Esteri del Governo-ombra”, e la reggenza generale delle relazioni internazionali l’aveva Antonio Rubbi, insieme al vice, Massimo Micucci. Poi c’erano Luciano Torquati, che otto anni prima aveva organizzato il viaggio a Mosca, Paoletta Pallucchini e Lorenza, storiche segretarie (cui subentreranno, negli anni, Marina Frattura, Gina Barcaroli, e Rossella Romano).
L’incarico per le relazioni con l’America Latina era da un anno vacante (da quando Bernabucci, era andato via dopo la nomina a Presidente della Ong Mo.Li.Sv., che poi trasformerà in Movimondo). Erano già usciti anche Tom Benettollo (che poi diverrà indimenticabile Presidente dell’ARCI), Raffaello De Biasi (che venne eletto Sindaco di Imola), Claudio Ligas (storico collaboratore di Giancarlo Pajetta), Dina Forti (straordinaria figura di dirigente internazionalista, intrinsecamente legata al continente africano -dove aveva vissuto a lungo e vi conosceva gran parte dei leader del movimenti di liberazione- ma anche a paesi latinoamericani come Haiti), Nadia Spano, Menichini, Michele Ingenito, Dino Bernardini (eminente conoscitore della lingua e cultura russa, animatore di riviste letterarie slavofile e, per anni, “voce” italiana di Gorbachêv). Di lì a poco sarebbero arrivati Raffaella Chiodo Karpinsky (per occuparsi di Africa), Roberto Cuillo (Europa), e Bruno Marasà, con cui per un periodo dividerò un appartamento in affitto.
Fassino sarebbe ufficialmente arrivato, come Responsabile Esteri, con l’uscita di Rubbi, di li a pochi mesi.
Renato Sandri, che era stato negli ultimi anni, Segretario particolare di Alessandro Natta, il successore di Berlinguer, aveva ancora un ufficio alla Direzione nazionale pur essendo in crescente disaccordo con la segreteria di Occhetto. Ciò non impediva una strettissima collaborazione reciproca. Andavo costantemente da lui a chiedere pareri (puntuali), e consigli (preziosi) ma, alla fine, prendevo sempre le mie decisioni e mi assumevo sempre le mie responsabilità.
Tra i primi conobbi, presentatomi dal mio Maestro Renato Sandri, Paolo Diodati, Segretario nazionale dell’Associazione Italia-Cuba, che mi offrì spunti di analisi della situazione cubana che rifuggivano dalla vuota ortodossia e che non erano “ecumenici” (com’era la moda di allora, e non solo di allora): ne feci tesoro. Diodati era stato partigiano e storico collaboratore di Renato, con lui aveva realizzato tante attività, complesse e delicate, negli anni duri e bui in America latina, ed anche nella Grecia dei colonnelli, nel Portogallo e nella Spagna oppressi dalla dittatura. Paolo era fratello di Arrigo Diodati, anche lui partigiano, e scampato alla strage nazifascista di Cravasco, Genova.
Renato mi parlò in modo lusinghiero della Fondazione “Lelio Basso”, baluardo italiano a difesa di dignità e diritti umani e civili, con un occhio particolare verso il Brasile (per tanti amici brasiliani che, durante il regime militare, si trovarono a passare da Roma, la Fondazione fu la loro “vera” Ambasciata brasiliana). La profonda amicizia con Linda Bimbi, scomparsa nel 2016, e le sue consorelle non si è mai incrinata.
Il bibliotecario dell’Istituto IILA, Juan Valenzuela, era amico di Renato e me lo presentò: peruviano della sierra, uomo mite e propenso all’ironia, iniziai subito a frequentarlo. Anni dopo, in un’aula della Pontificia Università Gregoriana, fu mio professore in un corso di lingua quechua. Sempre attraverso Sandri entrai in contatto con il CeSPI, il Centro Studi di Politica Internazionale, a quell’epoca uno degli Istituti di riferimento del partito. Conobbi il Presidente, Giuseppe Boffa e gli raccontai di ciò che mi era successo a Mosca e dell’interesse per la sua “Storia dell’URSS”: ne fu contento. Al CeSPI conobbi la Direttrice, Marta Dassù, e il suo vice, José Luis Rhi-Sausi, intellettuale messicano, economista e sociologo da anni in Italia, grandissimo esperto di cooperazione, di politiche di sviluppo, e di America latina. Con lui iniziò una sinergia e una collaborazione che si è protratta fino alla conclusione della mia esperienza all’IILA. Iniziai a studiare come un forsennato. Dovevo imparare…tutto. Tra i primi incontri internazionali, presso la saletta al primo piano della Direzione del PCI di Via delle Botteghe Oscure 4, quello con una delegazione del Guatemala, guidata da Rolando Moran (Ricardo Ramirez), il primus inter pares fra i quattro comandanti della guerriglia della URNG. Si cominciava…!
Dopo il processo di avvicinamento all’Internazionale socialista, che il PCI aveva promosso da almeno un decennio (dagli incontri Berlinguer-Brandt alle iniziative internazionali di Giorgio Napolitano), con la “svolta della Bolognina” del 1989 – nella quale Occhetto prefigura il cambio di nome del partito ecc. ecc.- diventò impellente sviluppare una azione internazionale ampia e mirata per raccogliere sostegni alla prospettiva di entrare nella IS, prospettiva alla quale si opponeva decisamente Bettino Craxi.
Già nell’ultimo scorcio del 1989 (ma, soprattutto, nel ’90 con il definitivo arrivo di Fassino alla guida della Sezione Esteri), cominciai a viaggiare nei paesi latinoamericani…
Il 4 aprile 1991, quando Giorgio Napolitano e Piero Fassino si recarono a Brema per consegnare nelle mani del Presidente della Internazionale socialista la domanda di adesione del PDS, Willy Brandt li accolse sorridendo e con questa frase: “E’ molto tempo che aspetto questo giorno”. Quello storico momento, e la seguente formalizzazione della adesione (che avverrà nel settembre ’92 al Congresso di Berlino), fu reso possibile anche da quanto fatto nei vari scenari mondiali. L’aspetto interessante (e che, negli anni successivi, risulterà strategico), è che i contatti in America latina non furono solo con i partiti – socialisti, socialdemocratici, laburisti…- membri della IS, a cui andavamo a chiedere appoggio al nostro progetto politico; ancor meno furono solamente con i partiti comunisti, che andavamo semplicemente ad informare e con i quali mantenevamo seppur sporadiche relazioni; e neppure furono solo con quei partiti “nuovi” (esempio emblematico il PT brasiliano), che non rientravano in nessuna di queste categorie. Seguendo, in buona misura inconsapevolmente, la strada tracciata da Renato Sandri (e che a lui, in altra – seppur non lontanissima – epoca valse l’estromissione dal Comitato Centrale del PCI), le nostre relazioni e contatti furono con tutta l’ampia, ed allora frammentata, sinistra latinoamericana.
Quindi, a differenza di comunisti o socialisti spagnoli, di comunisti o socialisti francesi, ecc., noi aprivamo contatti e relazioni che andavano ben oltre quella che si poteva considerare essere la “propria famiglia politica”.
Fu una stagione straordinaria.
Inoltre, forte dell’esperienza storica della politica estera del PCI, e di quella di Sandri in particolare, quel dialogo non lo limitai certo alle sole forze politiche. Paese dopo paese, gli incontri erano anche con esponenti del mondo intellettuale, accademico ed artistico, con rappresentanti della chiesa e delle comunità di base, con sindacalisti, parlamentari, operatori dell’informazione, sindaci e amministratori locali (il PCI era ancora visto come il partito del buon governo delle città e Regioni) e, a volte, con dirigenti delle guerriglie, soprattutto del centroamerica, che avessero avviato dialoghi o negoziati di pace.
Più tardi capii quanto anche il mondo dell’impresa e della finanza fosse essenziale per avere una visione completa di un paese.
Nei tantissimi viaggi che feci in quel primo periodo, cercai sempre di convincere Fassino, soprattutto quando si trattava di Congressi o eventi speciali, di far venire con me qualche dirigente nazionale o locale del partito: intuivo che l’unico modo serio per “riannodare i fili” con l’antica esperienza di Sandri fosse quello di avvicinare a queste tematiche e a questo continente quanti più esponenti possibile. Più dirigenti imparavano a conoscere “pezzi” di America latina, più facile sarebbe stato articolare una “politica” ed una strategia che guardassero al lungo periodo coinvolgendo il partito.
Altra costante, da cui non ho mai derogato, era mantenere un rapporto con le rappresentanze diplomatiche italiane nei paesi che visitavo. A volte ero ricevuto dall’Ambasciatore in persona (con alcuni di loro, col passare degli anni, è nata una amicizia e un dialogo costante sui temi latinoamericani), altre volte dall’ultimo dei funzionari, cui l’Ambasciatore ammollava l’incombenza di ricevere lo scocciatore… ma sempre ricercavo il contatto con l’Ambasciata d’Italia. Tanti anni dopo questa pratica di rispetto istituzionale avrebbe dato i suoi frutti e mi avrebbe aiutato molto.
Genova 1992: convegno sulla “Riscoperta”
Preparato da mesi di intenso lavoro, sotto la costante spinta del responsabile internazionale Piero Fassino, avviando una collaborazione scientifica con il CeSPI che si rivelerà strategica, e rispondendo all’entusiasmo dei compagni genovesi (a partire dall’allora deputato europeo Roberto Speciale, che poi sarà Presidente della locale Fondazione Casa America), il 7 febbraio 1992 il genovese Paolo Emilio Taviani, personalità della DC e Vice Presidente del Senato, inaugura il Forum internazionale del PDS “La riscoperta del mondo: Europa e America latina nel nuovo scenario internazionale”. Fu un evento di grandissimo rilievo, con tutta probabilità l’autentica riapertura in sede politica del capitolo Italia/America latina. Evento importante, di cui vado orgoglioso.
Nell’ambito del Forum si tenne una tavola rotonda “L’Italia di fronte all’America latina che cambia”, tra l’allora Ministro degli Esteri, Gianni De Michelis, e Giorgio Napolitano. Tra i principali relatori latinoamericani all’evento: Raul Alfonsin, ex Presidente dell’Argentina; José Genoino, Capogruppo parlamentare del PT in Brasile; Ruben Zamora, Vice Presidente del Parlamento di El Salvador; Danilo Astori, senatore del Frente Amplio (che diverrà Vice Presidente del suo paese); Rosa Albina Garavito, Capogruppo parlamentare del PRD in Messico; Luis Maira, eminente studioso e all’epoca Vice Presidente del Partito socialista del Cile; Angelino Garzon, Dirigente di Alleanza Democratica M19 della Colombia (diventerà Vice Presidente colombiano); Freddy Muñoz, Segretario del MAS del Venezuela, all’ultimo momento non poté partecipare per via del colpo di Stato che, un paio di giorni prima, tentarono alcuni ufficiali dell’esercito venezuelano, tra essi il tenente colonnello Hugo Chavez (interverrà da Caracas telefonicamente); Line Bareiro, del CDE del Paraguay; Julio Ballesta, Direttore del Centro studi Europa di Cuba; Alejandro Bendaña, Direttore dl Centro Studi internazionali del Nicaragua; Aziz Ab’Saber, del PT del Brasile; Adolfo Aguilar Zinzer, del centro Studi sugli USA, Messico; Federico Storani, della UCR, Argentina; Belisario Aldana (Jorge Rosal), della URNG del Guatemala; Juan Carlos Fuentes, dell’FMLN di El Salvador; Marlon Narvaez, del FSLN del Nicaragua; Julio Santucho, Argentina.
A livello europeo: Rafael Ribò, Presidente Iniciativa per Catalunya, Spagna; Luis Marinho, parlamentare socialista portoghese; Antoni Gutierrez Diaz, parlamentare, e Manuel Ladron De Guevara di Izquierda Unida, Spagna; Jean Ives Autexier, deputato socialista, Francia; Wolf Grabendorff, Direttopre dell’IRELA, Madrid.
Tantissimi gli italiani: Renato Sandri, il mio Maestro; Maria Rosaria Stabili (che al Cile ha dedicato parte importante della sua vita e molte fatiche intellettuali, tra le quali “Il Cile, dalla Repubblica liberale al dopo Pinochet”, Edizioni Giunti); Ludovico Incisa di Camerana, diplomatico e studioso con cui il dialogo intellettuale si è poi infittito (ha scritto libri molto importanti sull’America latina, tra cui “I ragazzi del Che. Storia di una rivoluzione mancata” Edizioni Corbaccio); José Luis Rhi-Sausi (coautore, tra l’altro, di “Il Messico. Nazionalismo, autoritarismo, modernizzazione”, Edizioni Giunti, scritto con Marco Bellingeri, dell’Università di Torino); Vanna Ianni (autrice, tra l’altro, di “L’Universo dei Caraibi, 1880-1990”, Edizioni Giunti); Ettore Masina, all’epoca deputato; Giuseppe Crippa, della Commissione esteri della Camera; Michele Achilli, Presidente della Commissione esteri del Senato; Paolo Guerrieri, economista; Giuseppe Boffa, Presidente del CeSPI; Luigi Cancrini; Nicola Zingaretti, Coordinatore nazionale della Sinistra giovanile; Beppe Vacca, allora Direttore dell’Istituto “Gramsci”; Luciano Vecchi, parlamentare europeo; Saverio Tutino; Alberto Tridente; Angelo Trento, brasilianista (autore, tra l’altro, di “Il Brasile, una grande terra tra progresso e tradizione”, Edizioni Giunti); Carlo Tassara, del CISP; Giancarlo Summa; Giampiero Rasimelli; Gianfranco Pasquino; Italo Moretti; Aldo Garzia; Marta Dassù, Direttore del CeSPI; Nana Corossacz, della CGIL; Marco Cantarelli; Luciana Castellina; Luigi Cal, della CISL; Gilberto Bonalumi dell’IPALMO; Linda Bimbi, della Fondazione “Lelio Basso”; Gildo Baraldi; Giovanni Berlinguer; Ernesto Balducci; Claudio Bernabucci, del MoLiSv; Jairo Agudelo; Alvaro Agrumi, Segretario dell’Associazione Italia-Cuba; Giorgio Alberti, dell’Università di Bologna; e molti altri (Tutte le foto sono di Donatella Piccone).
RED, Rete associativa Italia-America latina e Caraibi 1995-1998
Uno dei frutti del Forum di Genova (che segnerà una tappa importante nel mio lavoro e che permetterà di dare anche un “respiro italiano” alle tante attività in corso in America latina), e delle tante iniziative che ad esso seguirono fu la creazione, qualche anno dopo, della associazione RED, rete associativa Italia-America latina e Caraibi.
Al progetto RED , collaborarono dall’inizio Carlo Tassara, Maria Rosaria Stabili, Bruno Cameli, José Luis Rhi-Sausi, Mauro Castagnaro, Francesco Petrelli, Cecilia Gosso, Mario Gaeta, Yolanda Zuluaga, Vinicio Capuzzo, Rita Mastropietro, e tanti altri. Dopo riunioni preparatorie in varie città (Padova, Milano,Torino, Bologna, Firenze, Roma, Salerno), l’8 aprile 1995 a Bologna, si tenne il primo incontro nazionale in cui si sancì la nascita di RED ed io ne divenni coordinatore nazionale. Iniziarono decine e decine di attività culturali e politiche, in tutta Italia, che contribuirono ad “avvicinare” il nostro paese all’America latina reale, non quella “mitica e sognata” bensì quella che si andava concretamente costruendo, rafforzando e inventando la propria democrazia, dopo il ciclo della violenza delle dittature e dei governi autoritari. Nella successiva assemblea nazionale (20-21 gennaio ’96 a Roma), nella mia relazione introduttiva cercavo di delineare i grandi cambiamenti in atto nel subcontinente americano e i primi sforzi di comprensione da parte della nostra associazione.
Eccone alcuni brevi stralci. “… Se si andava a Cuba o in Nicaragua era per tagliare canna da zucchero o spellarsi le mani raccogliendo caffè nei campi di lavoro di solidarietà. Se si parlava di Argentina, Uruguay, Cile o Brasile era per denunciare le spaventose violazioni dei diritti umani che vi si verificavano. Poi, in pochissimo tempo, nulla è rimasto più come prima. Sono crollati tanti muri, sono apparse nuove guerre, nuove emergenze. Il mondo si è complicato e siamo stati tutti un po’ travolti dagli avvenimenti. Non ho nostalgia di quel mondo passato. L’esperienza ci ha insegnato che, in realtà, la conoscenza di quei paesi era molto superficiale. Tranne qualche profeta, noi tutti poveri mortali siamo trasaliti quando è arrivato l’annuncio che, nel Nicaragua di cui sapevamo tutto’, il Frente Sandinista, che ‘doveva’ vincere con almeno il 65%…aveva invece perso le elezioni. Non ho nostalgia di quel mondo passato in cui si parlava tanto di America latina ma solo perché era infestata da dittatori feroci che massacravano e torturavano la propria gente. In realtà parlare di America latina era diventato sinonimo di solidarietà, di emergenza, di indignazione verso i golpisti e di aiuto per le vittime. Spesso era un parlare a noi stessi, un ricucire ferite, un cercare significati e speranze frustrate, un sovrapporre illusioni a realtà. La storia, poi, è andata come è andata, trascinando con sé tanti detriti ma anche tante passioni ed energie. Molti rifugiati ed esiliati politici sono rimasti in Italia, alcuni integrandosi (a volte anche troppo!), altri no. Molti sono tornati nei propri paesi e, quasi sempre, le loro tracce si sono perse. Li hanno sostituiti gli altri, gli immigrati ‘economici’, quelli che denominiamo – pensandoci baricentro – extracomunitari. (…) L’America latina ci ha ‘conquistati’, ma come riscoprirla? Come amarla anche senza guerriglie da sostenere e dittatori da denunciare? Come solidarizzare con le lotte degli indigeni senza inventarci nuovi miti? Come ringraziare il subcomandante Marcos ‘per averci regalato internet’ e come usare questo regalo per conoscere l’America latina? Come passare dalla solidarietà (che è sempre unilaterale), alla reciprocità? Come imparare da ‘Fragola e cioccolata’ e ‘Guantanamera’ senza pensare che gli autori siano agenti della CIA? Come, potendo viaggiare, riuscire a districarsi tra i vecchi campi di lavoro e il turismo vorace e superficiale? …”. Queste erano alcune delle tante domande alle quali cercavamo di rispondere collettivamente, con l’associazione RED. Sarebbe difficile, anzi impossibile, elencare tutte le attività realizzate da RED: ne cito solo qualcuna …
Nel 1995
A Roma, alla festa de l’Unità presso i giardini di Castel Sant’Angelo, nel settembre ‘95 si tenne una serata politica sull’America latina seguita da un concerto della cantautrice messicana Maria Eva Aviles.
Invece a Milano, presso la Casa della Cultura, nel novembre dello stesso anno, tenemmo una serata dedicata al Guatemala e alla Premio Nobel per la Pace Rigoberta Menchù, con Dante Liano, scrittore guatemalteco e professore a Milano, e con Maurizio Chierici, allora al Corrierone.
Nel 1996
Serata su “Emiliano Zapata, il mito della resistenza, la resistenza del mito”, con Marco Bellingeri, Università di Torino, e José Luis Rhi-Sausi.
Dibattito a Roma su “Il Cile tra passato e futuro”, con il Segretario del Partito socialista cileno. A L’Aquila serata sul Chiapas e presentazione del libro “L’altra metà della selva. Le donne zapatiste raccontano”.
A Roma, a quattro anni dalla firma degli accordi di pace organizzammo, presso la Fondazione “Lelio Basso”, il convegno “El Salvador, i dilemmi della pace”, con la presenza di Ana Guadalupe Martinez, che fece parte dell’FMLN e che in quel momento era Vice Presidente del Parlamento salvadoregno.
A Salerno organizzammo un incontro, introdotto da Carla Perugini, con il teologo José Ramos Regidor.
In occasione della pubblicazione di una monografia su Cuba di Aldo Garzia de il manifesto, ne dibatterono con l’autore presso la Fondazione “Lelio Basso”, il Vice Direttore del CeSPI, José Luis Rhi-Sausi, ed i giornalisti di Liberazione, Vittorio Bonanni, del TG3, Flavio Fusi, dell’Agenzia Notimex, Jorge Gutierrez, di France Presse, Elena Llorente, de l’Unità, Giancarlo Summa. Producemmo vari “dossier” tra i quali “Cuba: dalla ‘crisi dei Cessna’ alla approvazione della Legge Helms-Burton”.
A Milano, alla Casa della Cultura, organizzammo una serata letteraria “Oltre Macondo, la letteratura latinoamericana nell’editoria italiana”, con Dante Liano, Università Cattolica di Milano, Irina Baini, Università di Milano, Danilo Manera, Feltrinelli edizioni, Carlo Bonomi, Zanzibar edizioni, Paola Gaglianone, Omicron edizioni, Marco Bellingeri, Università di Torino. A Roma, presso la sala della Ong Movimondo, tenemmo un incontro con Marina Silva, senatrice del PT, su “Brasile, lotta per la terra, difesa dell’Amazzonia, diritti umani: buone notizie?”. Su “Il Guatemala sull’orlo della pace”, tenemmo un incontro pubblico, nella saletta di Movimondo, con Jorge Gonzalez del Valle, candidato presidenziale del Frente democratico nueva Guatemala. Il 28 giugno RED tenne un convegno, nella sala della Fondazione “Lelio Basso”, su “Messico, quali vie d’uscita alla crisi politica?”, cui partecipò l’allora Presidente del PRD, Porfirio Muñoz Ledo.
In quella occasione presentammo anche un dossier RED sul Messico.
Presso la Protomoteca del Campidoglio RED organizzò la presentazione del libro, edito dal Gruppo Abele, “Sono emigrante: Luiza Erundina si racconta a Linda Bimbi”. Intervennero il giurista Pietro Barrera, la parlamentare PDS Carol Beebe Tarantelli, Lina Sciascia, e Roberto Vecchi, dell’Università di Bologna.
RED organizzò varie iniziative, tra i brasiliani in Italia, a sostegno delle campagne elettorali del PT: nel ’96, insieme al gruppo PT di Roma, organizzammo un incontro con l’economista Luiz Carlos Prado, presso la saletta della sezione PDS di Via dei Giubbonari a Roma.
Presso la saletta della Fondazione “Lelio Basso”, RED organizzò il dibattito su “El Salvador, una pace difficile?”, cui partecipò Schafik Handal, uno dei cinque comandanti dell’FMLN. Il 3 dicembre organizzammo un incontro sulla situazione del Brasile con l’allora Presidente del Partido dos Trabalhadores, José Dirceu, e con il Responsabile internazionale del PT, Marco Aurelio Garcia.
A fine anno producemmo un dossier monografico sulla storica firma della pace in Guatemala.
Nel 1997
Nel gennaio, sempre nella ospitale saletta della Fondazione “LelioBasso”, tenemmo l’incontro su “Perù, tra autoritarismo e violenza”, con lo studioso peruviano Hélan Jaworski, con Ferdinando Imposimato, Magistrato per anni consulente ONU per i paesi andini, con Giovanni Berlinguer, docente all’Università di Roma, e con Maurizio Matteuzzi, giornalista del manifesto. Sul Perù RED produsse anche un dossier monografico.
Poi, nel marzo ’97, si tenne il primo (e purtroppo unico) Forum internazionale di RED , sul tema “L’emergere della società civile in America latina. Cittadinanza, decentramento, economia popolare”. Il Forum venne inaugurato dall’allora Ministro per gli Affari sociali, Livia Turco, ed io tenni l’introduzione. Vi pronunciarono relazioni: l’antropologa guatemalteca Aura Marina Arriola (intellettuale legata all’Italia, di cui voglio ricordare il volume “Ese obstinado sobrevivir. Autoetnografia de una mujer guatemalteca”), su “Processo di pace e diritti indigeni in Guatemala”; Marco Bellingeri, dell’Università di Torino, su “Riforme costituzionali e autonomia indigena in Messico”; Cezar Alvarez, dirigente del PT e Assessore municipale al Comune di Porto Alegre, Brasile, su “Il ruolo delle città nel Mercosud”; Graciela Fernandez Meijide, senatrice argentina del Frepaso, su “Gli Enti locali nuovi spazi democratici”; Maria Mercedes Duque, esperta di microimprese della Colombia, su “Microimpresa: i casi di Ecuador e Colombia”; Hélan Jaworski, esperto peruviano, su “Economia popolare, sistemi risparmio-credito e banche per i poveri”. Gli interventi programmati furono di: Pietro Barrera, giurista; Francesca Izzo, professoressa e deputato PDS; Etta Melandri, Presidente della Ong CIES; Mariella Moresco Fornasier, Associazione Imago Mundi di Milano; Massimo Squillacciotti, Università di Siena; Carlo Tassara, Direttore Ong CISP; Pasqualina Napoletano, europarlamentare PDS; Tiziana Arista, Regione Abruzzo; Susana Bonaldi, Università Bologna; Cecilia Gosso, Comune di Torino; Vanna Ianni, collaboratrice CeSPI; Maria Rosaria Stabili, Università Roma 3; Rolando Murari, Mediocredito Centrale; Hector Navarro, Università Buenos Aires; Dario Conato, della Ong Movimondo; Nana Corossacz, Responsabile America latina della CGIL; Wendy Harcourt, della SID; Fabio Salvato, della Banca Etica. Alla fine, una tavola rotonda, presieduta da José Luis Rhi-Sausi, con Andrea Manzella, europarlamentare, Moira Paz Estenssoro, Ambasciatore della Bolivia in Italia, Marco Pezzoni, deputato della Commissione esteri della Camera, Patrizia Toia, Sottosegretario di Stato agli Affari Esteri. Sulla rivista Segno sette, il giornalista Valerio Ochetto scrisse un bel servizio sul Forum di RED dal titolo: “Quando i poveri superano la povertà”.
A Roma venne presentato il libro di Cristina Giudici sul sacerdote di strada brasiliano Julio Lancellotti “Il profeta della strada”, dove intervennero la parlamentare Carol Beebe Tarantelli, il deputato e scrittore Ettore Masina, Roberto Vecchi, dell’Università di Bologna e grande esperto di Brasile, e il giornalista Valerio Ochetto.
Su “Dove va l’Argentina”, organizzammo un incontro con Julio Godio, sociologo e consigliere dell’OIL.
Una serata la dedicammo ad “Haiti, un paese in bilico”, con Maurizio Chierici, Vanna Ianni e con ospiti d’onore gli intellettuali haitiani Gerard Pierre-Charles e Suzy Castor, dirigenti del centro studi CRESFED di Port-au-Prince.
Nel 1998
Il professore Antonio Melis, dell’Università di Siena, ci parlò di “Perù, quale pace?”. Mentre sull’infanzia in Brasile presentammo il libro di Paula Benevene, con la psichiatra e parlamentare Carol Beebe Tarantelli, il magistrato Franco Ippolito, e lo scrittore e parlamentare, Ettore Masina.
In collaborazione con la Ong CISP, RED organizzò un seminario sulla Colombia con Bernardo Gutierrez, ex comandante dell’EPL, Daniel Pecaut, intellettuale colombiano, Yolanda Zuluaga, storica e sociologa, Carlo Tassara, del CISP.
Un gruppo di giornalisti esperti venne invitato a discutere di “Argentina: novità e sfide di un paese in movimento”, con Julio Argañaraz, corrispondente in Italia di Clarin, Martino Rigacci, dell’ANSA, Claudio Tognonato, de il manifesto, Giancarlo Summa, de l’Unità.
Su “Novità e dilemmi del continente Brasile” si tenne un seminario con: Roberto Vecchi, dell’Università di Bologna; Giancarlo Summa, esperto e giornalista de l’Unità, Quarto Trabacchini, parlamentare; Martinho Lenz; Barbara De Benedictis.
L’ultima iniziativa pubblica si tenne a Roma, e fu intitolata “134 italiani in Chiapas: tra diritti negati ed espulsioni”, parteciparono alcuni protagonisti: i parlamentari Franco Bonato, di Rifondazione comunista, e Mauro Vannoni, dei DS, Federico Mariani, dell’associazione Ya basta, Cristobal Muñoz e Valerio Ochetto, giornalisti.
Associazione Altrimondi 1998-2001
Nel periodo in cui ci fu il passaggio da PDS a DS, vennero create le “autonomie tematiche”, strutture interne di partito ma aperte ai non iscritti: un tentativo interessante (poi fallito), di coinvolgimento degli elettori non solo come massa di manovra bensì valorizzando le potenzialità e le competenze dei singoli su tematiche specifiche. Alcune di queste autonomie tematiche divennero piccoli feudi personali per esponenti nazionali dei DS. Altre, invece, cercarono di preservare l’intuizione originaria.
Altrimondi era di queste ultime, agevolata anche dal fatto che il suo responsabile, cioè io, non era certo “ingombrante”, non essendo né parlamentare né esponente di peso nazionale del partito.
Il nostro “specifico” era quello di creare canali di dialogo intelligente tra politica dei DS e mondo della cooperazione con i paesi in via di sviluppo. Adottammo, come slogan, una bella frase di Edgar Morin: “La rinuncia al migliore dei mondi non è la rinuncia ad un mondo migliore”. In questa avventura collaborò con me Pier Paolo Morgia, un giovane compagno, poliglotta e pieno di inventiva.
Qui riassumo velocemente solo alcune delle tantissime iniziative, limitandomi a quelle che, in qualche modo, riguardavano l’America latina.
1998
Nel 1998 costituimmo l’autonomia tematica dei DS Altrimondi e aprimmo una grande raccolta di fondi a favore delle popolazioni centroamericane duramente colpite dalle devastazioni dell’uragano Mitch, ospitando una delegazione di sindaci delle città nicaraguensi di Estelì e Leòn. Una quota della sottoscrizione nazionale DS venne destinata alla città-martire di Posoltega, sempre in Nicaragua, che era stata semi sepolta dalla furia congiunta dell’uragano e dall’eruzione del vulcano Casitas. L’ultima tranche della sottoscrizione, per la realizzazione di strutture sportive per i giovani, la portò a Posoltega, verso metà gennaio del 2001, un messaggero speciale:
l’indimenticabile compagno ed amico Mario Tuvé.
Mario aveva già in programma un viaggio di lavoro (cooperazione tecnica), in Nicaragua e gli chiesi la disponibilità a rappresentare i DS nella cerimonia con Sindaco e autorità locali di Posoltega: accettò, contento e un po’ divertito. Mi disse: mi sembra di tornare alla attività politica di tanti anni fa… Purtroppo fu l’ultima occasione in cui lo vidi: venne stroncato, appena giunto a Managua, da una meningite fulminante.
1999
A febbraio 1999 tenemmo una Conferenza nazionale di Altrimondi su “Cooperazione con i paesi in via di sviluppo: progettare il futuro”. Intervennero moltissimi esperti e dirigenti nazionali, tra i quali: Nicola Zingaretti, allora responsabile relazioni internazionali DS; Giangiacomo Migone, Presidente della Commissione esteri del Senato; Marco Pezzoni, Capogruppo DS alla Commissione esteri della Camera; José Luis Rhi-Sausi, Vice Direttore del CeSPI; Raffaella Bolini, dell’ARCI; Valerio Calzolaio, Sottosegretario all’Ambiente; Sergio Bassoli, della CGIL; Gildo Baraldi, Direttore OICS; Fulvia Bandoli, deputato DS; Andrea Di Vecchia, Accademia dei Georgofili; Pasqualina Napoletano, eurodeputata DS; Fabio Evangelisti, deputato DS; Valdo Spini, Presidente della Commissione Difesa della Camera; Diarmuid Martin, Segretario della Pontificia Commissione Giustizia e Pace; Luciano Vecchi, eurodeputato DS; Rino Serri, Sottosegretario agli Esteri con delega per la cooperazione allo sviluppo.
Negli anni seguenti tenemmo decine e decine di iniziative su cooperazione internazionale, interdipendenza nord-sud e diritti umani, in tantissime città italiane tra cui: Bologna, Firenze, Genova, Torino, Teramo, Prato, Forlì, Siracusa, Messina, Ravenna, Padova, Viareggio, Varese, Lecco, Pistoia, Modena e, svariate, a Milano e Roma e Livorno.
Proprio a Livorno, dal 9 al 18 luglio 1999, si tenne la prima festa nazionale del’Unità su “Pace, diritti umani e interdipendenza tra nord e sud del mondo”, grazie al convinto sostegno di Luciano Francalacci, allora Segretario provinciale della locale Federazione DS.
Tutto questo lavoro capillare portò alla predisposizione, attraverso un molecolare confronto con decine di Ong, associazioni, organismi della società civile, della “Carta della solidarietà globale, per un nuovo internazionalismo”, che venne lanciata in un grande incontro, il 14 novembre 1999 a Roma, presso la sede nazionale dell’ARCI.
2000
Successivamente la Carta venne approvata alla unanimità dal Congresso nazionale DS. Ma non raggiunse l’obiettivo: la politica estera del DS (che allora attraversava un periodo particolarmente mediocre), non prese neppure in considerazione una proposta che, evidentemente, non scaturiva dalla burocrazia e dagli assetti di potere interni. Altrimondi, come già detto, sfuggiva a queste regole ferree… E i due responsabili relazioni internazionali che, dopo Fassino, si erano succeduti in questo incarico, Umberto Ranieri e Luigi Colajanni ignorarono, anzi neppure capirono, la nostra proposta.
Attraverso Altrimondi partecipammo a svariati eventi internazionali e, in particolare, ad alcune edizioni del Foro sociale mondiale di Porto Alegre, con la giovanissima Federica Mogherini che da poco aveva assunto l’incarico di seguire i movimenti sociali, e con la dirigente dell’Umbria, Marina Sereni (che, provvidenzialmente, l’anno seguente assumerà la guida del Dipartimento internazionale).
2001
Attraverso Altrimondi aderimmo al Genoa Social Forum, sforzandoci (purtroppo nel totale disinteresse dell’allora gruppo dirigente del partito), di contribuire con l’ARCI, le ACLI, i sindacati, per evitare che il movimento si contaminasse con i gruppi il cui unico obiettivo era la violenza. Dalla dirigenza DS di quel periodo, ferramente veltroniana, nessuna volontà di dialogo e di interlocuzione nei nostri confronti (tranne quel che poté fare l’allora coordinatore nazionale della Segreteria, Pietro Folena).
Alle manifestazioni contro il G8 di Genova venne invitato l’allora Sindaco di Porto Alegre, Tarso Genro, che accettò a patto che io e Giampiero Rasimelli, allora dell’ARCI, lo accompagnassimo. E così fu: vissi quei tre giorni drammatici (poi finiti tragicamente), insieme al Sindaco di Porto Alegre, che prese la parola nell’ultima manifestazione a Genova. Con noi era anche Stefano Quaranta, allora giovane dirigente DS genovese. Una decina di anni dopo da parte di Tarso Genro (Ministro della Giustizia del governo Lula), verranno prese decisioni sbagliate e offensive verso l’Italia (cosiddetto “caso Battisti”): anche in ragione di questa conoscenza del nostro paese e dei suoi attori politici, risulta ancor più incomprensibile ed inaccettabile l’atteggiamento del Ministro Genro, tra il 2008 e il 2009. Però, per onestà intellettuale, va sottolineata la presenza e l’importante contributo positivo (in termini di moderazione politica e di sollecitazione a guardare la globalizzazione non solo come un pericolo), che Tarso Genro ebbe, in quei giorni, in Italia. Nel 2001, nel pieno della cupa gestione veltroniana del partito, si chiudeva l’esperienza di Altrimondi.
In quel periodo iniziarono a frequentare, da giovani volontari, il dipartimento Esteri, Eugenio Marino e sua moglie Marcella Marcelli, in particolare collaborando sui temi degli italiani all’estero, con Norberto Lombardi, un compagno molisano, autentico esempio di intellettuale e politico, a cui sia Eugenio e Marcella che io siamo rimasti legatissimi.
Il libro sul “Futuro della nuova sinistra latinoamericana”
Dopo alcuni anni di attività come responsabile per le relazioni con l’America latina, prima del PCI e poi del PDS, mi resi conto di essere testimone privilegiato di grandi cambiamenti nel subcontinente americano. Cambiamenti soprattutto nell’ambito delle forze di sinistra: conoscevo, ormai, personalmente molti tra i leader e protagonisti latinoamericani, e avevo accumulato una grande quantità di notizie, di informazioni e di esperienze che però, salvo che per le tradizionali “note interne” della Sezione esteri (che, dopo essere state lette dal Responsabile politica estera, erano destinate ad ingrossare i faldoni polverosi dell’archivio centrale, nei sotterranei del Bottegone), e salvo per qualche raro intervento che riuscivo a “piazzare” su qualche giornale (a volta su il manifesto, quasi mai su l’Unità), per il resto questo patrimonio di informazioni e riflessioni sarebbe andato inesorabilmente perso per i contemporanei, e fruibile solo (forse) per qualche postero. In più di una occasione mi capitò di parlarne, sconsolatamente, con Giancarlo Summa, amico carissimo che viveva da anni in Brasile e che, pur giornalista – in aspettativa – de l’Unità, per scrivere qualcosa doveva ricorrere allo stratagemma dello pseudonimo (Gianluca Bevilacqua), negli articoli che faceva per la Stampa. Giancarlo conosceva bene il Brasile, e su Lula aveva scritto, insieme a Mario Cereghino, la prima biografia… Cominciammo seriamente a pensare di scrivere un libro a quattro mani… Il progetto prese corpo nel 1993, ed il libro uscì nel 1994, per i tipi della Ediesse, grazie alla intercessione amichevole di Nana Corossacz, con il titolo “Rivoluzione addio. Il futuro della nuova sinistra latinoamericana ”.
Il libro era diviso in due parti. Una prima parte, che era il nostro testo, intitolata “Finalmente la sinistra è libera di fare politica” (parafrasando una affermazione di Lula), nella quale cercavamo di analizzare quello che si andava muovendo nelle forze di sinistra e di centrosinistra latinoamericane, con una particolare attenzione alla smobilitazione delle guerriglie e al peculiare processo di radicamento dei partiti progressisti nei poteri locali. In quegli anni ’90 la maggioranza della popolazione latinoamericana era amministrata dalle sinistre, un fenomeno inedito e straordinario, ma un fenomeno che non faceva certo notizia in Italia.
Da noi occorrerà attendere una dozzina d’anni perché i mezzi d’informazione (di tutti colori) si accorgano dell’America latina: sarà la crisi economica internazionale, la recessione europea, il boom brasiliano e i tassi di crescita economica di quasi tutti i paesi del subcontinente a “svegliare” i nostri giornali dal torpore. In quel periodo, purtroppo, per i giornali latinoamericani l’Italia, oltre alla pizza, era Cicciolina ed iniziava ad essere Berlusconi … mentre, per quelli italiani, America latina era sinonimo di morti ammazzati e viados. Diciamo che imperava una qual certa superficialità e disattenzione.
Nel bel mezzo di questa “disattenzione” molte cose andavano succedendo, soprattutto nelle realtà locali dove si ponevano le basi di ciò che accadrà di lì ad alcuni anni… Le due megalopoli erano amministrate dalla sinistra: San Paolo da Luiza Erundina, allora del PT, e Città del Messico da Cuauhtémoc Cardenas (che rappresentava la vera rottura del dominio assoluto del PRI). Così pure Montevideo, con Tabaré Vazquez; Rosario; Asuncion; Buenos Aires; San Salvador (con Hector Silva eletto dal FMLN); Managua; Bogotà; Porto Alegre; Villa El Salvador; Santos; centinaia di centri minori, decine di province, dipartimenti, Stati (nei paesi a struttura federale): come detto, più della metà della popolazione latinoamericana sceglieva le forze progressiste. Non in virtù di improbabili richiami “alle armi”, non per disperazione nichilista, non per rigurgiti rivoluzionari, … bensì “solo” per essere ben amministrati!
Con il nostro lavoro, e nell’indifferenza generale, cercavamo di scandagliare questi fenomeni, per meglio comprendere cosa si andava preparando.
La seconda parte del libro, intitolata “Siamo obbligati ad essere ottimisti” raccoglieva, invece, delle lunghe interviste con alcuni esponenti latinoamericani. Quattro di esse vennero realizzate dalla nostra amica, allora residente in El Salvador, Cecilia Gosso: con Cuauhtémoc Cardenas, con Dora Maria Tellez, con Rubén Zamora e con Sergio Ramirez. Summa raccolse quella con Lula, ed io con Isabel Allende , e con Tabaré Vazquez.
Per la prefazione Giancarlo mi propose di chiederla a Furio Colombo. Fui d’accordo. Loro due si conoscevano per via del giornale La stampa, ed era “intrigante” culturalmente che scrivesse la prefazione ad un libro sull’America latina un intellettuale che non la conosceva ma che, vivendo negli USA, da quel punto d’osservazione guardava il subcontinente…
Realizzammo varie presentazioni del volume in diverse città. A Roma ve ne fu una molto speciale, presso la storica libreria Rinascita. Tra il pubblico una presenza straordinaria: Giovanni Berlinguer! Una copia del libro capitò poi in mano all’omologo di Fassino nel Psoe spagnolo, Raimon Obiols, intellettuale e artista catalano “prestato” alla politica. Ne fui lusingato ma anche preoccupato: in una parte del libro, infatti, si avanzavano delle critiche al modo come, negli anni precedenti all’avvento di Obiols, il Psoe aveva “interpretato” il mandato ricevuto da Willy Brandt di espandere la Internazionale socialista in America latina. L’avversione per il PT e il legame con il solo PDT in Brasile; la presenza del piccolo PRSD cileno (da cui proviene l’ “eterno” Segretario generale della IS, Luis Ayala) e l’emarginazione del PS in Cile; la situazione analoga con PGP e PSU in Uruguay; la “scelta” di legarsi all’APRA peruviana, ad AD venezuelana, all’MNR boliviano, al Partido Liberal (!) colombiano; a LN costaricense, e al PRD dominicano; l’assurda situazione messicana dove, per l’evidente impresentabilità dell’allora partito-Stato PRI, si teneva un grandissimo paese senza presenza della IS… Tutto ciò, ne ero convinto, difficilmente poteva corrispondere o interpretare lo spirito originario del mandato di Brandt. Ma questa era stata l’interpretazione data dalla gestione della responsabile internazionale Elena Flores.
Qualche settimana dopo, ricevetti attraverso il centralino del Bottegone (non c’erano ancora i cellulari), una “chiamata da Madrid”. Era Obiols. Temetti qualche grattacapo, invece mi chiamava per farmi i complimenti per il libro (da bravo catalano sapeva l’italiano, e l’aveva già letto tutto), e per invitarmi ad andare a Madrid per una riunione di scambio di informazioni e opinioni. Mi disse: “Io conosco bene il nord Africa ma non l’America latina, e leggendo il libro ho notato che tu sei un esperto dell’area. Vieni a Madrid così facciamo una giornata di lavoro insieme e mi aiuti a conoscere il “chi è chi” di ogni paese”. Fu una prova di umiltà e di intelligenza, da parte di una personalità politica di primo piano, che mi colpì molto. Inoltre, aggiunse di aver deciso di pubblicare il libro in Spagna e di averlo già mandato a tradurre. Straordinario…Qualche giorno dopo andai a Madrid, alla sede nazionale del Psoe (nella calle Ferraz), per incontrare Obiols. Ci chiudiamo nel suo ufficio e mi presentò una giovane compagna, spiegandomi che da pochi giorni collaborava con loro e voleva si occupasse di America latina: era Trinidad “Trini” Jiménez. L’intero giorno lo passammo ad analizzare, paese per paese, la situazione di tutta l’America latina… Da allora con Raimon siamo rimasti in ottime relazioni e con Trini ci siamo rivisti innumerevoli volte in decine di paesi dell’America latina. Abbiamo avuto anche l’opportunità di avere, contemporaneamente, il medesimo ruolo istituzionale: io Sottosegretario di Stato con delega per l’America latina, lei Secretaria de Estado para “Iberoamerica” (come dicono loro, con un mix di tardo neo-colonialismo). Successivamente Trini ricoprirà anche il ruolo di Ministro degli Esteri, nell’ultimo governo di Rodriguez Zapatero.…
E la pubblicazione del libro in Spagna? Raimon mantenne la promessa e, dopo un paio di mesi, mi arrivò un pacchetto con due bei volumi, uno per me e l’altro per il coautore, Giancarlo Summa. Ne fui felice e già pregustavo la possibilità di richiederne un certo quantitativo di copie da spedire ai tanti referenti che ormai avevo in America latina, e di fare delle presentazioni in varie città dell’area. Ma c’era qualcosa che non mi “quadrava”. Guardai meglio e scoprii l’arcano: il libro era sì tradotto ma …non in spagnolo! Avrei dovuto immaginarlo: Raimon era un dirigente del Psoe ma, innanzitutto, era un intellettuale di Barcellona ed ex Segretario del Partido Socialista de Catalunya. Il suo “riflesso condizionato” era stato (e, ripeto, avrei dovuto immaginarlo dal primo momento), quello di tradurre il libro in …catalano. Peraltro in una edizione molto elegante.
Roma 2004: convegno sulle “Forze progressiste” sulle due sponde dell’Atlantico
Nel 2004, l’11 e 12 marzo, organizzai un convegno internazionale (l’ultimo organizzato nella mia lunga esperienza di funzionario di partito), intitolato “Idee e forze progressiste in America latina e in Europa”, con l’apporto di José Luis Rhi-Sausi che ormai aveva sostituito Marta Dassù ed era diventato Direttore del CeSPI. Dalle settimane successive a questo convegno iniziò a seguire l’America latina, nel Dipartimento relazioni internazionali dei DS, Francesca D’Ulisse che aveva da tempo – e volontariamente – iniziato ad aiutarmi e che, due anni dopo, con la mia nomina a Sottosegretario di Stato, assumerà la responsabilità piena dell’area (proseguendo poi nel PD).
Il primo giorno, all’apertura dei lavori della prima sessione, giunse da Madrid la notizia delle bombe terroriste che causarono terribili stragi.
Al convegno parteciparono, dall’America latina: Anibal Fernandez, Ministro dell’Interno del governo argentino di Nestor Kirchner; Aloizio Mercadante, allora senatore del PT brasiliano (sarà Ministro dell’Educazione nel governo di Dilma Rousseff e poi presidente del BNDS); Ricardo Nuñez, senatore socialista cileno, all’epoca Vice Presidente della IS; Carlos Chacho Alvarez, ex Vice Presidente dell’Argentina; Pedro Santana, esponente della società civile colombiana e Presidente della Ong Viva la ciudadania; Paulo Delgado, del PT del Brasile; Carlos Filizzola, deputato paraguayano; Gabriel Puricelli, del Circolo Enrico Berlinguer di Buenos Aires; Amalia Garcia, del PRD messicano e Vice Presidente della Camera del Messico; Angelino Garzon, allora Governatore di Valle del Cauca (diventerà Vice Presidente della Colombia); Anibal Ibarra, all’epoca Sindaco di Buenos Aires; Moira Paz Estenssoro, Ambasciatore boliviano; José Goni, Ambasciatore cileno in Italia, esponente del PPD che, anni dopo, sarà Ministro della Difesa di Michelle Bachelet; Rafael Follonier, stretto collaboratore del Presidente argentino Nestor Kirchner; Juan Velasquez, esponente della società civile peruviana.
Intervennero il portoghese Antonio Guterres, Presidente della Internazionale Socialista; Maria Solanas del PSOE spagnolo; Jean Jacques Kourliandsky, del PS francese. Oltre a Piero Fassino, Segretario nazionale DS, a Massimo D’Alema, Vice Presidente della IS, e a Giuliano Amato, Vice Presidente del PSE; intervennero anche: Mario Baccini, Sottosegretario agli Esteri del governo Berlusconi; Nicola Zingaretti, Segretario dei DS romani; Marina Sereni, Responsabile esteri; Marisa Bafile, dei DS in Venezuela; Titti Di Salvo, della CGIL; Pietro Folena, della Direzione DS; Giampiero Rasimelli, allora portavoce del Forum del terzo settore; Francesco Tempestini, della Direzione DS; Soana Tortora, delle ACLI; Valdo Spini, Capogruppo DS in Commissione esteri della Camera; Tom Benetollo, Presidente ARCI; Luigi Cal, della CISL; Famiano Crucianelli, della Direzione DS; Vasco Errani, Presidente della Regione Emilia-Romagna; Fiorella Ghilardotti, europarlamentare; Umberto Ranieri, Vice Presidente della Commissione esteri della Camera; Giorgio Tonini, Capogruppo DS in Commissione esteri al Senato; Claudio Fava, europarlamentare; Gianni Pittella, responsabile DS per gli italiani all’estero; José Luis Rhi-Sausi, Direttore del CeSPI; Pasqualina Napoletano, Presidente gruppo DS al Parlamento Europeo; Silvano Andriani, Presidente del CeSPI; Gildo Baraldi, dell’OICS; Claudia Barattini, cilena; Franco Bassanini; Sergio Bassoli, della CGIL; Marco Bellingeri, dell’Università di Torino; Alberto Benzoni; Giovanni Berlinguer; Claudio Bernabucci; Romana Bianchi; Linda Bimbi, della Fondazione Lelio Basso; Gilberto Bonalumi; Angelo Bonelli; Enrico Calamai; Valerio Calzolaio; Riccardo Cannelli, della Comunità di S. Egidio; Marco Cantarelli; Mauro Castagnaro; Fabrizio Casari; Maurizio Chierici; Dario Conato; Marco Consolo, di Rifondazione Comunista; Luciano Comini, della comunità di Celleno; Nana Corossacz, della CGIL; Beppe Crippa, Presidente di Movimondo; Franco Danieli; Mario Didò; Francesca D’Ulisse; Aldo Garzia; Luigi Grando del CISP; Carlo Guelfi; Vanna Ianni; Ludovico Incisa di Camerana; Ugo Intini; Nuccio Iovene; Jorge Ithurburu; Giuseppe Iuliano, della CISL; Pia Locatelli; Norberto Lombardi; Victor Magiar; Tino Magni, della Segreteria nazionale FIOM; Nicola Manca; responsabile cooperazione dei DS; Marcella Marcelli; Stefania Marcone, di Lega Coop; Eugenio Marino; Massimiliano Massimiliani; Gennaro Migliore; Giangiacomo Migone; Federica Mogherini; Italo Moretti; Cristobal Muñoz; Montse Muñoz; Marlon Narvaez; Ugo Papi; Luciano Pettinari; Bruna Peyrot; Marco Pezzoni; Giulio Cesare Piccirilli; Manuel Plana; Cristina Sampaio; Renato Sandri; Giovanni Santini; Luciana Sbarbati; Felice Scauso; Mario Schina; Alfredo Somoza; Roberto Speciale; Ugo Sposetti; Maria Rosaria Stabili; Ferdinando Targetti; Ninni Terminelli; Claudio Tognonato; Angelo Trento; Alberto Tridente; Saverio Tutino; Ignazio Vacca; Luciano Vecchi; Roberto Vecchi, dell’Università di Bologna; Jacopo Venier, di Rifondazione.
Nel convegno approfondimmo le tematiche della globalizzazione e delle idee progressiste per affrontarla; parlammo del tema delle alleanze politiche e sociali in atto in America latina, dopo la vittoria di Lula in Brasile; una attenzione speciale dedicammo ai temi dello sviluppo e della inclusione sociale, strategie di governo per le forze progressiste e riformiste, come pure a quelli del consolidamento della democrazia e dei diritti di cittadinanza; infine valutammo iniziative ed impegni comuni tra le sinistre euro-latinoamericane.
Gli Atti del convegno sono pubblicati in un libro, che venne diffuso anche come allegato al numero 548, del 16 luglio 2004, del settimanale Internazionale.
Tante iniziative sparse: qualche esempio
Accanto ai grandi convegni ed ai progetti tipo RED o Altrimondi, fiorirono decine e centinaia di attività locali sulle tematiche latinoamericane, organizzate da sezioni del partito, da sindacati, da Enti locali, da organismi di base… Sarebbe impossibile ricordarle tutte.
Ad esempio nel 1991 si tenne a Catignano (Pescara) un incontro a sostegno dei processi di pace in Centroamerica. Venne organizzato dall’allora Sindaco, Rodolfo Andriani (che poi ritroverò costantemente in Brasile, manager di una grande impresa energetica brasiliana: il classico esempio del ragazzo italiano che parte con una valigia di cartone ed i soldi in prestito – e, nel caso di Rodolfo, la tessera FGCI in tasca – per poi fare fortuna, con il proprio lavoro e la propria intelligenza).
A quell’incontro, insieme a me, il Comune di Catignano aveva invitato un esponente dell’FMLN di El Salvador e Jorge Rosal (Belisario Aldana), della URNG del Guatemala. Ma questo è solo un singolo esempio delle centinaia che si potrebbero fare…
Nell’aprile 1993 organizzai a Roma, presso l’Istituto di studi di Frattocchie, una riunione di esponenti dei partiti socialisti e socialdemocratici europei, su “Europa-America latina: un rapporto strategico. Le proposte della sinistra europea”. L’incontro venne aperto da Piero Fassino, responsabile internazionale del PDS, e da due relazioni introduttive: una di José Luis Rhi-Sausi su “Le dinamiche socio-economiche nell’area latinoamericana”, e l’altra mia su “Le dinamiche politiche nella sinistra latinoamericana e gli appuntamenti elettorali del 1994”. Una comunicazione sui rapporti CEE-America latina venne svolta dall’allora parlamentare europeo, Luciano Vecchi.
All’incontro parteciparono: Monica Andersson, dei socialdemocratici svedesi, SAP; Herbert Berger, della SPO austriaca; Susana Delbo e Vera Mathias, della Fondazione “Jean Jaures”; Pilar Ferran, del Partido socialista de Catalunya, spagnolo; Renée Fregosi, del PS, Francia; Etienne Godin, dei socialisti del Belgio; Vassilis Konstantineas, per il PASOK, greco; Roy Trivedy, del Labour Party della Gran Bretagna; Tomas Vasques, del PS portoghese; Wolfgang Weege, della SPD tedesca, Elena Flores, del PSOE spagnolo.
Il 17 ottobre del 1997 fu una giornata speciale per i giovani della Sinistra giovanile riuniti a congresso a Roma: vi portammo Lula! Il Presidente del PT era in Italia dove, tra l’altro, partecipò ad una riunione del Comitato PT in Italia. Con lui erano Gilberto Carvalho e Paulo Vannucchi. Dopo l’incontro a Botteghe Oscure con D’Alema, Segretario del partito, andammo al Congresso dei giovani: fu una ovazione, forse uno dei momenti più belli e intensi dei tanti viaggi di Lula nel nostro paese.
La partecipazione al Foro de São Paulo
Nel 1990, a San Paolo, si tenne un incontro pan-latinoamericano delle forze di sinistra, convocate dal PT (che lo aveva deciso pochi mesi prima nel proprio VII Incontro nazionale , cui avevo partecipato. Da quel momento diventerà un appuntamento fisso annuale, e passerà alla storia con il nome di “Foro de São Paulo”.
Foro II São Paulo 1991 Città del Messico
Convinco il Responsabile Esteri del PDS dell’importanza di essere presenti, come osservatori, a questo Foro (il cui secondo appuntamento si terrà nel ’91 a Città del Messico). Non fu facile farci invitare: se per molte forze latinoamericane eravamo ancora un punto di riferimento europeo, per molte altre eravamo ormai trattati alla stregua o di “traditori” o di appestati). Alla fine, nel giugno 1991, insieme al ligure Graziano Mazzarello, della Direzione nazionale, partecipammo al II Foro a Città del Messico, ed il PDS fu l’unico partito italiano ad esserci.
Arrivati a Città del Messico, come al solito tanti compagni mi chiesero notizie di Renato Sandri. Nella selva di interventi di esponenti di tutta l’America latina, individuai grosso modo due filoni di pensiero. Quello più ortodosso e schematico, che faceva leva su decine di esponenti di partitini microscopici, probabilmente foraggiati ed aviotrasportati dai cubani (in futuro questo incarico se lo accollerà il Venezuela), e quello più aperto, che considerava la democrazia non “una tappa” (verso “altro”) bensì un fine, e che faceva leva sulle forze che stavano avendo, a livello locale e municipale, esperienze di governo: dal Frente Amplio che governava Montevideo, al PT che amministrava San Paolo, Santos, Porto Alegre, a molte altre. Martha Harnecker, intellettuale cilena e moglie di Manuel Piñeiro “barbarroja”, che si aggirava freneticamente fra le delegazioni, militava sicuramente nel primo gruppo.
Un riferimento fisso, che poi diventerà una profonda amicizia, quella con José Ernesto Oviedo Landestoy, per tutti “el gordo Oviedo”, della Repubblica Dominicana: politico acuto e on dogmatico, e persona umanamente meravigliosa.
Mi resi conto dell’importanza di assistere al Foro di São Paulo (e poi sarà così anche con il Comitato America latina della IS), anche per l’ampia possibilità di incontri bilaterali che offriva, facendo risparmiare svariati viaggi ad hoc. Serviva a conoscere e a farsi conoscere.
Sul II Foro di São Paulo a Città del Messico scrissi un articolo su il manifesto .
Foro III São Paulo 1992 a Managua
Nel ’92, a Managua, partecipai al III Foro de São Paulo, dove ormai eravamo invitati permanenti. Con me venne la giornalista Mariella Gramaglia che, in quegli anni, era nella Direzione nazionale del partito. E per la prima volta assistette anche una delegazione di Rifondazione comunista, con il comboniano Eugenio Melandri.
Oltre a noi italiani, tra gli osservatori internazionali dall’Europa erano presenti, oltre ai comunisti, esponenti della SPD tedesca, del PS francese, del PSOE, spagnolo, e dei socialdemocratici austriaci.
Dei latinoamericani erano presenti una sessantina di partiti, di una ventina di paesi. Una parte consistente, in particolare quei partitini con sigle altisonanti (ma che, nella realtà, rappresentavano a malapena famigliari e parenti dei loro leader) erano, di fatto, “massa di manovra di osservanza cubana”. Invece altre forze rappresentavano il vero dibattito, aperto e controverso, in seno al Foro: oltre a PT e PRD, FMLN, MAS venezuelano, PS cileno, Frente Amplio uruguayano, URNG, PTD dominicano, MBL boliviano (venne Walter Delgadillo che, una quindicina d’anni più tardi, sarà tra i principali Ministri di Evo Morales). Il PRI messicano inizia, grazie ad un campione di questa disciplina di atletica-politica quale Gustavo Carvajal, geniale animatore della Copppal, ad insinuarsi nel Foro.
Foro IV São Paulo 1993 a L’Avana
Alla IV edizione del Foro, che si tenne nel luglio ’93 a L’Avana, andai da solo. Per Rifondazione, Luciano Pettinari. Fu una edizione molto partecipata: circa 120 partiti e forze politiche latinoamericane, il doppio dell’anno precedente a Managua. Ricordo che Fidel Castro assistette, dal primo giorno all’ultimo, a tutte le sessioni, pronto a “bacchettare” gli interventi che gli sembrassero stonati. Nel corso dei lavoro ebbi vari incontri bilaterali, tra i quali con Arufe, del PC cubano, e con la delegazione salvadoregna dell’FMLN, con la quale parlammo della possibilità che il PDS li aiutasse nella imminente campagna elettorale (lo facemmo e inviammo il professore di statistica e flussi elettorali, Stefano Draghi, accompagnato da Alberto Tridente, da sempre legato all’America latina). E fu di un salvadoregno uno degli interventi più importanti del Foro: quello che Schafick Handal pronuncerà, davanti a un Fidel Castro terreo. Un discorso forte, coraggioso, rifuggendo dall’antiamericanismo viscerale e ideologico… Pochi (quindi) gli applausi. Alla fine, percorsi l’immenso salone e, sotto gli occhi dei cubani, andai ad abbracciarlo e a complimentarmi: ripensandoci, non so se, in quel contesto e in quel clima, gli feci precisamente un favore… Successivamente Shafik, forse anche per oggettivi limiti di cultura politica, rientrerà rapidamente nei ranghi del conformismo dogmatico e le sue scelte seguenti avranno, purtroppo, definitivamente quel timbro .
Foro V São Paulo 1995 Montevideo
La V edizione del Foro si tenne nel maggio 1995 in Uruguay, ed anche a quella andai da solo. Moltissime le riunioni bilaterali con i latinoamericani: uno degli aspetti positivi di essere osservatori internazionali al Foro.
Foro VI São Paulo 1996 San Salvador
Come pure assistetti da solo, per il PDS, alla VI, a San Salvador. Per Rifondazione venne Ramon Mantovani. In quella occasione mi incontrai nuovamente con Facundo Guardado, che avevo conosciuto l’anno precedente alla Convencion Nacional del FMLN. Ebbi riunioni con Nidia Diaz (Marta Valladarez), Leonel Gonzalez (Salvador Sanchez Ceren), Schafick Handal, ecc. In questa occasione ci fu una riunione speciale del “gruppo di lavoro” del Foro de São Paulo (una specie di consiglio direttivo) con le delegazioni europee. Ormai dei partiti socialisti e socialdemocratici della IS ad assistere al Foro eravamo rimasti solo noi italiani: la discussione fu alquanto vivace e a tratti dura.
Foro VII São Paulo 1997 Porto Alegre
Vi partecipai (credo da solo).
Foro VIII São Paulo 1998 Città del Messico
Vi partecipai (credo da solo).
Foro IX São Paulo 2000 Managua
Vi partecipai (credo da solo).
Foro X São Paulo 2001 L’Avana
Dicembre 2001 quando assistetti a L’Avana al X Incontro del Foro de São Paulo, dove con me venne anche Pietro Folena, che era stato Coordinatore della Segreteria nazionale fino al Congresso nazionale dei DS, che si era tenuto pochi giorni prima e che aveva eletto Piero Fassino Segretario nazionale. Quella riunione fu caratterizzata da un evento, per me, sgradevole: all’alba del quarto giorno del Foro, mi venne annunciato, da ufficiali della polizia politica (Seguridad del Estado) cubana, un ordine di espulsione da Cuba. Motivazioni? Aver incontrato esponenti della dissidenza democratica e della opposizione socialista e socialdemocratica cubana. Cioè aver fatto quello che un esponente politico fa visitando qualunque paese e ciò che, peraltro, gli stessi esponenti del PC cubano facevano quando venivano in Italia o visitano qualunque altro paese… Avendo il volo fissato quattro giorni dopo, l’allora Ambasciatore d’Italia a Cuba, Elio Menzione, volle che per ragioni di sicurezza mi trasferissi dall’hotel dove stavo alla Residenza dell’Ambasciatore. Un grande sensibilità politica e umana di cui ancora gli sono grato. Quella (X) edizione del Foro fu l’ultima a cui partecipai.
La partecipazione alla Internazionale Socialista
Le riunioni della Internazionale Socialista, e del suo SICLAC (il Comitato della IS per l’America latina e Caraibi), erano alquanto diverse dal Foro de São Paulo: nella forma più organizzate e strutturate, ma anche più burocratiche. Vi incontrai spesso, e poi stringemmo una solida amicizia che continua nell’attualità, Jean-Jacques Kourliandsky, del PS francese. Nel 1991 avevo fatto parte della delegazione PDS, guidata da Fassino, a Santiago del Cile, invitati al Consiglio mondiale della IS, nell’agosto del ’93, invece, partecipai per la prima volta ad una riunione del SICLAC, il Comitato latinoamericano della IS, che si tenne a Santo Domingo. Ormai, grazie al lavoro fatto negli anni precedenti, conoscevo quasi tutti.
Assistetti al “capolavoro” del PSOE di accogliere nella IS, contemporaneamente e salomonicamente, sia il PRD che il PRI messicani. Convivenza che, negli anni, funzionò sul piano formale e diplomatico ma non diede particolari frutti su quello politico. Ricordo anche l’infuocato (e falso) fervorino di Tomas Borge a favore della Internazionale socialista… Conobbi Toni Santiago, esponente cubano fuoriuscito a Miami, facente parte con Lino B. Fernandez, della Coordinadora Socialdemocrata Cubana (organismo esterno), legata alla Corriente Socialista Democratica Cubana (organismo interno a Cuba, che a quell’epoca faceva riferimento a Vladimiro Roca). Vi fu un imponente lavoro di stesura di documenti ed emendamenti, quale apporto latinoamericano al Consiglio della IS. In quella riunione del SICLAC si parlò molto della situazione di Haiti.
Due anni dopo, tenemmo il Comitato latinoamericano proprio ad Haiti, a sostegno del rientro del Presidente Aristide (dopo la parentesi del regime del generale Cedras). In quella occasione partecipò anche l’allora Presidente della Internazionale, Pierre Mauroy. Le riunioni con Aristide furono molto impegnative e fra le varie forze haitiane presenti (Konakom, Panpra, ed OPL di Gerard Pierre-Charles) la dialettica era vivace. Si tennero in quegli anni molte riunioni del SICLAC, in vari paesi dell’America latina, fino alla prima riunione del Consiglio della Internazionale Socialista gestita dal PDS, che organizzammo nel gennaio 1997 a Roma, con D’Alema Segretario generale.
Fu un evento di notevole rilievo, molto ampia la partecipazione latinoamericana e, presenza inedita, riuscì eccezionalmente ad avere un permesso di uscita da Cuba – equindi a partecipare a questa riunione – Elizardo Sanchez Santa Cruz, Presidente della Commissione cubana per i diritti umani e la riconciliazione nazionale, organismo non riconosciuto dal regime cubano. Nel gennaio 2001 Consiglio IS a Santo Domingo.
Altre iniziative
Nel 1998, alla vigilia della formazione del governo presieduto da D’Alema (che allora era Segretario DS, e che seppe durante il viaggio dell’imminente caduta del primo governo Prodi), andammo in Argentina. D’Alema era invitato a tenere una conferenza ad un grande convegno economico di imprenditori, a Mar del Plata. Organizzai l’agenda del viaggio e fu l’occasione per andare anche in Cile. In Argentina, Norberto Lombardi, responsabile italiani all’estero, aveva organizzato una assemblea affollatissima di connazionali. Nel ricevimento che l’Ambasciatore Jannuzzi aveva offerto in Ambasciata arrivarono tutte le “famiglie” politiche dell’Argentina di quel periodo: da Carlos Ruckauf (Vice Presidente) a Eduardo Menem (il fratello), da Raul Alfonsin (ex Presidente) a Fernando de la Rua (ancora Sindaco di Buenos Aires), da Eduardo Duhalde (Governatore della Provincia di Buenos Aires) a Chacho Alvarez (leader del FREPASO), da Guillermo Estevez Boero (Presidente del Partito Socialista) a Graciela Fernandez Meijide (precandidata presidenziale del FREPASO), da Jesus Rodriguez (Segretario della UCR) a Federico Storani (capogruppo parlamentare della UCR). D’Alema venne ricevuto anche dall’allora Presidente Carlos Saul Menem.
Un momento particolarmente intenso fu organizzato da Maria Rosa Arona: la visita ai familiari dei desaparacidos di origine italiana e alla loro Presidente, Lita Boitano, fondatrice del movimento e madre di due giovani, Miguel Angel e Adriana Silvia, torturati, uccisi e fatti “scomparire” dai militari golpisti. Alla fine, approfittammo della domenica, per andare alle Cataratas de Iguazù, accompagnati dal Cons. Giuseppe Scognamiglio.
Nel 1998 D’Alema, allora Segretario DS, visitò il Cile, passando anche dall’Argentina. Dopo esserci recati, accompagnati dall’Ambasciatore d’Italia Milo Barbarani, a rendere omaggio alla tomba del Presidente Salvador Allende, facemmo una visita ad Isla Negra, alla casa-museo di Pablo Neruda. Venimmo ricevuti, a La Moneda, dal Presidente Eduardo Frei. Incontrammo tutti i partiti della Concertacion: dal DC Rafael Moreno, al socialista Ricardo Nuñez, al PPD Antonio Leal, al PRSD Anselmo Sule. Ci invitò anche a cena, a casa sua, Ricardo Lagos, che era precandidato presidenziale per la Concertacion. A fine gennaio 2001, all’Incontro nazionale del PT di Recife, unico europeo presente, ebbi il privilegio di vedere all’opera il genio politico di José Dirceu. Dopo tanti anni di infruttuosi tentativi di costruire una vera politica di alleanze, da parte del PT, che portasse ad una vittoria elettorale (Lula era già stato varie volte candidato presidenziale ma, senza una strategia di alleanze, l’impresa era sempre risultata impossibile), a Recife si riarticolò la geografia interna, la componente moderata uscì da Articulação, costituendo una “ala destra”, la componente massimalista – perdendo grossi pezzi che confluirono al centro – costituì l’altra ala e … l’aereo, finalmente, volò… Aveva ormai l’equilibrio stabile per poter decidere politiche di alleanze senza dover sottostare (e soccombere) ai veti incrociati interni. Poi San Paolo per l’insediamento di Marta Suplicy Sindaco. Marco Aurelio Garcia fu nominato suo Assessore alla Cultura, e Aloizio Mercadante assunse la direzione della politica estera. Infine andai a Porto Alegre per il primo Foro Sociale Mondiale. Nel 2003, viaggio in Argentina, Brasile e Venezuela sul voto degli italiani all’estero. In Argentina, insieme a Gianni Pittella, responsabile DS per gli italiani all’estero, e a Fabrizio Morri, della Segreteria nazionale, la delegazione venne ricevuta dal Console generale, Placido Vigo. Tenemmo vari incontri con la collettività italiana, e visitammo i “comedores populares” della campagna di solidarietà dei DS “niños”, accompagnati dal Premio Nobel per la pace, Adolfo Pérez Esquivel, da Lita Boitano, Alfredo Somoza, Presidente di ICEI. Ci riuniamo con Victor de Gennaro, Presidente del Sindacato CTA. A Rosario venimmo ricevuti dal Sindaco socialista, Hermes Binner, accompagnati dal Console Giovanni Marocco, e poi vari incontri con i connazionali.
Nel 2003, viaggio in Argentina, Brasile e Venezuela sul voto degli italiani all’estero. In Brasile, insieme a Gianni Pittella, responsabile DS per gli italiani all’estero, e a Fabrizio Morri, della Segreteria nazionale, ricevuti dall’Ambasciatore Petrone, visitiamo la Camera di Commercio e il suo Presidente, Eduardo Pollastri. Poi svariati incontri ed assemblee con i connazionali.
In Venezuela, insieme a Gianni Pittella, responsabile DS per gli italiani all’estero, e a Fabrizio Morri, della Segreteria nazionale, si tengono vari incontri con gli organismi associativi della collettività italiana, sia a Caracas che a Valencia, organizzati da Marisa Bafile (che poi, nel 2006, verrà eletta deputata per gli italiani del Sudamerica.
Una esperienza a sé
A metà 2004 l Presidente uscente, Beppe Crippa, e i soci della Ong Movimondo mi chiesero di assumermi la responsabilità di Presidente della stessa. Pur conoscendo molti dei suoi soci, a partire dal Presidente uscente, Crippa, e alcuni operatori, non ne ero mai stato socio. Mi chiesero di fare quello sforzo al fine di proseguire e portare a termine l’opera di “riforma interna”, che la presidenza uscente già aveva avviato, per risanare una difficile e opaca situazione venutasi a creare: infatti una parte, minoritaria, dei soci facenti capo al direttore amministrativo Pasquini, votò contro la mia elezione, perché la percepivano come un pericolo. Per oltre un anno cercai, assieme al nuovo Direttore, Marcello Goletti, al mio predecessore, Beppe Crippa (e poi al mio successore, Andrea Di Vecchia), e alla parte maggioritaria dei soci e degli operatori, di salvare la storia (lunga e gloriosa) e la parte sana (amplissima), di Movimondo. Vi fu anche un Appello firmato da decine di personalità pubbliche a sostegno di questo nostro tentativo. Non ci riuscimmo. L’inchiesta contro Pasquini screditò l’Ong, infangandone la storia. Pasquini venne condannato in prima istanza a un anno e tre mesi per truffa aggravata (vedi articolo del Messaggero del 1 giugno 2012). Fece ricorso e poi sopraggiunse la prescrizione. Movimondo andò in liquidazione.
DOCUMENTI, ARTICOLI E INTERVENTI
- 1990 · ARTICOLO ilManifesto (PDF)
- 1991 · ARTICOLO Quetzal N.36 37 (PDF)
- 1991 · ARTICOLO ilManifesto (PDF)
- 1991 · INDICE LIBRO Gramsci y la realidad Colombiana (PDF)
- 1991 · INTERVISTA Diario Popular BRASILE (PDF)
- 1991 · INTERVISTA EXPRESO LIMA PERU’ (PDF)
- 1992 · ARTICOLO Quetzal 40 1992 (PDF)
- 1992 · ARTICOLO Quetzal 43 SetOtt92 (PDF)
- 1992 · GENOVA PROGRAMMA (PDF)
- 1993 · ARTICOLO Quetzal Ago1993 (PDF)
- 1993 · ARTICOLO Quetzal 45 MarApr1993 (PDF)
- 1993 · ARTICOLO Quetzal Ago1993 P1 (PDF)
- 1993 · ARTICOLO Quetzal Ago1993 P2 (PDF)
- 1993 · ARTICOLO Quetzal Ago1993 P3 (PDF)
- 1993 · ARTICOLO ilManifesto (PDF)
- 1993 · INTERVISTA ElObservador MONTEVIDEO URUGUAY (PDF)
- 1993 · INTERVISTA LaRepublica MONTEVIDEO URUGUAY (PDF)
- 1993 · INTERVISTA QUOTIDIANO La Juventud MONTEVIDEO URUGUAY (PDF)
- 1994 · DIARIO VIAGGIO CND ZAPATISTA SELVA LACANDONA (PDF)
- 1994 · LIBRO RIVOLUZIONE ADDIO RECENSIONE ALDO GARZIA IL MANIFESTO (PDF)
- 1994 · pdf COPERTINA ED CATALANA RIVOLUZIONE ADDIO (PDF)
- 1994 · pdf LIBRO RIVOLUZIONE ADDIO completo (PDF)
- 1995 · ARTICOLO Di Santo Amanecer PAG 7 (PDF)
- 1995 · COPERTINA EDIZIONE CATALANA LIBRO RIVOLUZIONE ADDIO (PDF)
- 1995 · RED articolo sul manifesto -21Apr1995 (PDF)
- 1996 · articolo Di Santo su coop svil Unità (PDF)
- 1997 · ARTICOLO CUBA MINA’ Unita (PDF)
- 1997 · ARTICOLO CUBA Unita (PDF)
- 1997 · ARTICOLO Di Santo Amanecer PAG 19 (PDF)
- 1997 · RED PROGRAMMA Forum Internazionale (PDF)
- 1997 · RED depliandt (PDF)
- 1998 · ARTICOLO Di Santo Amanecer PAG 5 (PDF)
- 1998 · ARTICOLO RIVISTA Labour (PDF)
- 1999 · ARTICOLO CUBA IlFoglio 13Nov1999 (PDF)
- 1999 · ARTICOLO SU V ROCA Unita 04Mar1999 (PDF)
- 1999 · ATTIVITA’ ALTRIMONDI ’98-’99 (PDF)
- 1999 · CONF COOP SVILUPPO Programma (PDF)
- 1999 · FESTA NAZ ALTRIMONDI PROGRAMMA (PDF)
- 1999 · POLEMICA MINA’ CUBA Unita (PDF)
- 1999 · RELAZIONE Di Santo CONSIGLIO NAZ ALTRIMONDI (PDF)
- 2002 · ARTICOLO CUBA PSEUDONIMO B J (PDF)
- 2002 · DS riunione postFORO SOCIALE MONDIALE PortoAlegre (PDF)
- 2003 · Campagna Ninos MANIFESTO LANCIO (PDF)
- 2003 · LIBRO COMPLETO L’ALTRA CUBA (PDF)
- 2004 · ARTICOLO Di Santo LIMES OPPOSIZIONE CUBA (PDF)
- 2004 · DS PROGRESSISTI AM LATINA INDICE Atti convegno Roma 2004 (PDF)
- 2004 · DS PROGRESSISTI AM LATINA Programma convegno Roma (PDF)
- 2005 · Appello per movimondo (70 personalità) (PDF)